Le diverse famiglie di composti
chimici che sono presenti nell'olio di oliva si trovano distribuiti nei
vari tessuti che compongono la drupa, a causa della loro polarità
e solubilità vengono a trovarsi in quantità diverse nell'olio.
Quest'ultimo è composto per circa il 98-95% da trigliceridi e,
per la restante parte, da sostanze liposolubili e da composti polari,
presenti prevalentemente nella polpa matura e nella mandorla del nocciolo,
che si trovano disciolti nell'olio per ragioni naturali o per motivi tecnologici.
I componenti non gliceridici possono essere suddivisi in due categorie:
- le sostanze sensibili all'azione
di alcali concentrati, definite SAPONIFICABILI, tra cui ricordiamo i fosfolipidi
e le clorofille
- le sostanze che non subiscono
alcuna alterazione se sottoposte all'azione di alcali concentrati, definite
INSAPONIFICABILI, come gli alcoli, gli idrocarburi, gli steroli, i tocoferoli.
L'insaponificabile riveste
un ruolo importante sia dal punto di vista nutrizionale che da quello
merceologico, contribuendo alla identificazione di eventuali frodi.
La composizione della frazione insaponificabile degli oli di oliva risulta
assai diversa da quella degli altri grassi alimentari e degli altri oli
vegetali.
I TRIGLICERIDI
Come è stato visto i
trigliceridi costituiscono circa il 95-98% dell'olio di oliva e si trovano
quasi esclusivamente nella polpa.
Sono esteri della glicerina con acidi grassi a lunga catena, sia saturi
che mono- e poli-insaturi.
Tra gli acidi grassi che entrano a far parte delle molecole dei trigliceridi
i più importanti sono:
l'acido oleico, monoinsaturo,
che è presente per il 70-80%
l'acido linoleico, diinsaturo,
che rappresenta il 10% circa
l'acido palmitico, saturo
che rappresenta il 7-15%
l'acido stearico, anch'esso
saturo, presente per l'1,5-3,5%.
La caratteristica peculiare
della composizione trigliceridica dell'olio di oliva è rappresentata
dal particolare equilibrio nella composizione acidica: rispetto agli altri
grassi alimentari risulta più elevata la % di acido oleico e quella
del linoleico, mentre la concentrazione degli acidi insaturi è
moderata.
Questa elevata percentuale di acidi grassi mono- e poli-insaturi risulta
particolarmente importante da un punto di vista medico.
Gli acidi grassi insaturi sono essenziali per la dieta e devono essere
assunti direttamente, in quanto non possono essere sintetizzati dall'organismo
o lo possono essere solo in quantità limitata. Dopo l'assunzione
essi vengono trasformati in altri composti, funzionando da precursori
di molecole che svolgono nell'organismo azione regolatrice di importanti
funzioni fisiologiche, come l'aggregazione piastrinica, la pressione arteriosa,
la contrazione muscolare.
Essi vengono inoltre incorporati, con funzione energetica e plastica,
in tessuti ed organi.
Studi epidemiologici rivolti alla identificazione di correlazioni tra
regimi alimentari diversi ed incidenza di cardiopatie coronariche e mortalità
hanno evidenziato una relazione stretta tra consumo di olio di oliva,
colesterolemia, aterosclerosi, malattie cardiovascolari e mortalità
ad esse connessa. L'uso di olio di oliva induce bassi livelli di colesterolo
plasmatico ed alti livelli di colesterolo HDL, , forma utile, che previene
la formazione di placche lipidiche sulle pareti arteriose. Questa corretta
distribuzione dei grassi previene l'aterosclerosi, ricucendo la frequenza
delle malattie cardiovascolari e la mortalità causata da esse.
Esistono studi anche sugli effetti positivi di una dieta che prevede l'olio
di oliva come grasso principale in pazienti affetti da ulcera gastrica
e duodenale.
E' documentata anche una minor incidenza di litiasi biliare (calcoli della
bile) in soggetti che fanno uso regolare di olio di oliva rispetto a soggetti
consumatori di grassi animali.
L'INSAPONIFICABILE
Come è stato detto in precedenza esso rappresenta solo una piccola
parte dell'olio, dal 2 al 5%.
Sotto questa classificazione rientrano composti assai diversi, quali IDROCARBURI,
ALCOLI ALIFATICI E TRITERPENICI, POLIFENOLI, TOCOFEROLI, STEROLI.
Molti di questi composti rivestono un ruolo prevalentemente merceologico,
per la identificazione della qualità e genuinità del prodotto,
altri invece hanno importanza anche da un punto di vista medico, nutrizionale
ed edonistico.
ALCOLI
TRITERPENICI
Gli alcoli triterpenici, tra cui si ricordano i principali cicloartenolo
e metilen-cicloartenolo, insieme al b-sitosterolo, che si trova come componente
caratteristico e predominante nella frazione sterolica, ostacolano l'assorbimento
del colesterolo nell'intestino.
Essi sono precursori biogenetici degli steroli.
STEROLI
Costituiscono ancora oggi una importante classe di riferimento negli studi
e nelle analisi sull'olio di oliva, non essendo stati, fin ad ora, coinvolti
in alcuna manipolazione genetica, come è capitato, ad esempio,
per la composizione degli acidi grassi.
Essi costituiscono come una sorta di impronta digitale che consente la
identificazione delle sostanze grasse di origine diversa. Lo sterolo caratteristico
degli oli vegetali è il b-sitosterolo, mentre quello caratteristico
degli oli di origine animale è il colesterolo.
POLIFENOLI
E TOCOFEROLI
Queste due classi di composti sono probabilmente le più importanti
tra quelle costituenti i componenti minori polari, e tra di esse un ruolo
principale è svolto dai polifenoli.
Le ragioni di tale importanza sono riconducibili in modo sintetico alle
seguenti
- sono composti che prevengono
le reazioni di ossidazione a carico degli acidi grassi e quindi contribuiscono
alla stabilità dell'olio nel tempo, ritardandone l'irrancidimento;
- prevengono ed inibiscono
le reazioni di tipo radicalico nell'organismo umano, limitando la formazione
di molecole anomale che possono alterare il regolare funzionamento delle
membrane cellulari.
I tocoferoli, o vitamina E,
sono presenti nell'olio nell'ordine dei 150-300 mg/kg, ma la loro concentrazione
diminuisce all'aumentare del tempo di conservazione, specialmente se l'olio
viene conservato in recipiente aperto non protetto dalla luce. La vitamina
E è definita vitamina antisterile e le sono riconosciute proprietà
antiabortive, ma non sull'uomo.
I polifenoli sono soggetti,
al pari dei tocoferoli, a degradazione durante la conservazione, ma la
loro concentrazione assoluta dipende, non solo dal tempo di conservazione,
ma soprattutto dalla cultivar e dal periodo di raccolta, essi infatti
si trovano in concentrazione maggiore nelle olive verdi, ed il loro tenore
cala con la maturazione.
Nell'olio essi svolgono oltre al già citato ruolo di tutela dall'ossidazione,
anche un importante ruolo edonistico. Essi infatti influiscono sul giusto,
contribuendo alla nota amara e piccante degli oli freschi. La loro degradazione
porta a consistenti cambiamenti nel gusto, che nel tempo perde le caratteristiche
di fruttato ed amaro per evidenziare la nota di dolce.
Tra i più importanti composti fenolici si ricorda l'oleoeuropeina,
dalla spiccata nota amara; i suoi prodotti di degradazione, quali l'idrossitirosolo,
non possiedono sapore amaro, ciò spiega il cambiamento di sapore
nel tempo.
I polifenoli hanno interesse farmacologico e cosmetico e vengono impiegati
in preparati medicinali capillaro-protettivi ed in prodotti antietà.
Le proprietà farmacologiche principali della oleoeuropeina sono
l'azione coronaro-dilatatrice, quella ipoglicemica e quella anticolesterolemica.
CAROTENI
E CLOROFILLE
I caroteni e le clorofille sono pigmenti colorati che contribuiscono alla
definizione del colore dell'olio.
I caroteni sono circa ottanta
ed hanno colore arancione-rosso.
Il più importante di essi è il b-carotene, la cui molecola
è il doppio di una molecola di vitamina A.
La vitamina A tal quale nell'olio non esiste, ma l'enzima carotenasi,
presente nel fegato causa la scissione del b-carotene in esso presente,
producendo due molecole di vitamina A, il b-carotene è per questo
definito Provitamina A.
La clorofilla è una miscela di due sostanze: la clorofilla A di
colore verde-blu e la clorofilla B di colore verde-giallo. Questi due
pigmenti contribuiscono al colore verde dell'olio fresco. Durante la conservazione
la clorofilla si degrada e la riduzione del colore verde causa il viraggio
del colore dell'olio verso il giallo.
COMPOSTI
CON INFLUENZA SULL'OLFATTO
COMPONENTI VOLATILI
A questo gruppo appartengono
classi di composti che sono già state prese in considerazione precedentemente,
molto diverse le une dalle altre, come ALCOLI, ALDEIDI, CHETONI, ACIDI,
IDROCARBURI.
All'interno di ogni classe però sono considerati composti volatili
quelli che presentano la caratteristica comune di passare facilmente allo
stato di vapore alla temperatura ambiente.
Essi quindi sono quei composti di piccole dimensioni e di bassa tensione
di vapore, che più facilmente entrano in contatto con le cellule
olfattive, sollecitando una sensazione odorosa. Sono quelli che contribuiscono
al profumo dell'olio, ma sono anche quelli che ci avvertono della presenza
di un eventuale difetto dell'olio durante l'analisi del Panel Test.
L'
olio di oliva è un grasso alimentare vegetale, liquido
a temperatura ambiente, ottenuto dalla frantumazione e spremitura delle
olive dopo separazione dalla sansa e dalle acque di vegetazione.
Alla temperatura di 15°C , l' olio di oliva ha una densità
di 0,916.
Chimicamente è costituito per il 98-99% da una miscela di
trigliceridi detta frazione saponificabile e per il rimanente 1-2%
da un insieme di componenti minori che rappresentano l' insaponificabile.
Numerosi sono i fattori che
influenzano la composizione chimica di un olio: in sintesi è possibile
riassumere quanto affermato con il seguente schema:
I TRIGLICERIDI
Ogni trigliceride è costituito da tre acidi grassi che
esterificano le funzioni alcoliche (-OH) di una molecola di glicerolo.
glicerolo
acidi grassi
trigliceride
GLI ACIDI
GRASSI
Nell' olio di oliva gli acidi
grassi possono essere presenti nelle seguenti forme:
Gli acidi grassi si trovano
soprattutto nella forma di trigliceridi; tra i trigliceridi le molecole
OOO, POO, OLO, LOO; PLO; SOO; POP* rappresentano circa il 90 % del totale.
Fra i gliceridi parziali i 1,2-digliceridi sono circa il 2-3% e i monogliceridi
circa 0.1-0.2 %.
*OOO =glicerolo esterificato
con tre molecole di acido oleico.
POO= glicerolo esterificato con due molecole di acido oleico in posizione
2 e 3 e una di acido palmitico in posizione 1.
OLO= glicerolo esterificato con due molecole di acido oleico in posizione
1 e 3 e una di acido linoleico in posizione 2.
LOO=glicerolo esterificato con due molecole di acido oleico in posizione
2 e 3 e una di acido linoleico in posizione 1.
PLO= glicerolo esterificato con una molecola di acido oleico in posizione
3, una di acido linoleico in posizione 2 e una di acido palmitico in posizione
1.
SOO=glicerolo esterificato con due molecole di acido oleico in posizione
2 e 3 e una di acido stearico in posizione 1.
POP= glicerolo esterificato con una molecola di acido oleico in posizione
2 e due di acido palmitico in posizione 1 e 3.
L' olio di oliva presenta i
seguenti acidi grassi:
Come è evidenziato nella tabella, gli acidi grassi presenti nell'
olio di oliva possono appartenere alla classe delle molecole sature (s),
monoinsature (m) e poliinsature (p).
Dalle percentuali relative ad ogni acido grasso riportate si comprende
che l' acido grasso più abbondante nell' olio di oliva è
l' acido oleico, molecola monoinsatura: ciò differenzia l' olio
di oliva da tutti gli altri oli vegetali di semi , dove si ha prevalenza
di acidi grassi poliinsaturi. Gli acidi grassi poliinsaturi nel lungo
periodo possono essere dannosi in quanto favoriscono la produzione di
radicali liberi, causando effetti collaterali pericolosi per l' organismo
umano come invecchiamento cellulare, rischio oncogeno e coronarico, esposizione
all' aterioschlerosi e alle malattie infiammatorie.
D' altronde la presenza nell' olio di oliva di acidi poliinsaturi come
l' acido linoleico e l' acido linolenico è preziosa essendo nutrienti
essenziali (AGE), che non possono essere sintetizzati dall' organismo
umano (l' organismo umano, infatti, non può introdurre doppi legami
in posizione w6 e w3 della catena carboniosa) e pertanto devono essere
necessariamente assunti nella dieta.
Dalla presenza di acidi grassi insaturi dipende lo stato fisico a temperatura
ambiente (liquido) dell' olio di oliva.
CARATTERISTICHE DEGLI ACIDI GRASSI NATURALI
A= numero pari di atomi di carbonio (C14, C16,
C18 )
B= doppi legami non coniugati
C= isomeria CIS e non TRANS al doppio legame.
D= gli acidi grassi insaturi occupano di preferenza
la posizione 2 della molecola di glicerolo
Un breve commento alle caratteristiche
degli acidi grassi sopra riportate.
A= il numero di atomi di carbonio
presenti in ciascun acido grasso deve essere pari. L' esistenza nella
composizione acidica di acidi grassi con un numero dispari di atomi di
carbonio è indice di sofisticazione.
B= gli acidi grassi poliinsaturi
(cioè con un numero di insaturazioni superiori a uno) presentano
solo doppi legami non coniugati: in pratica, come mostrato in figura,
tra un doppio legame e il successivo ci deve essere almeno un atomo di
carbonio "saturo".
C= quando è presente
un doppio legame i sostituenti prioritari legati ai due atomi di carbonio
interessati al doppio legame si possono trovare dalla stessa parte del
piano immaginario della molecola (isomeria cis) oppure ciascuno su un
piano differenti (isomeria trans). La figura sotto riportata illustra
il concetto per l' acido grasso C18, che viene denominato acido oleico,
se si trova in configurazione cis, e acido elaidinico, se si trova in
configurazione trans.
Una differente isomeria comporta
uno stato fisico diverso a temperatura ambiente per l' acido grasso C18:
infatti l' acido oleico è liquido (punto di fusione 16.3°C),
mentre l' acido elaidinico è solido (punto di fusione 43.7°C).
La presenza di acidi grassi
aventi doppi legami coniugati e/o isomeria trans in matrici oleose è
solitamente favorita dal processo di rettifica (deacidificazione, decolorazione
e deodorazione).
D= Nella posizione 2 del glicerolo
si trovano solitamente acidi grassi con uno o più doppi legami:
la presenza di acidi grassi saturi in questa posizione può indicare
che l' olio in esame ha subito un taglio con prodotti esterificati di
tipo sintetico.
E la chimica ci aiuta
a smascherare le anomalie relative alla composizione acidica nelle matrici
oleose?
Attualmente l' analisi gascromatografica
ci permette di indagare a fondo le caratteristiche della composizione
acidica dell' olio in esame.
I tracciati gascromatografici indicano non solo gli acidi grassi presenti
nella matrice in esame e la loro reciproca quantità, ma anche la
presenza di molecole caratterizzate da doppi legami con isomeria di tipo
trans.
Per via analitica è
possibile, inoltre, rivelare anche la presenza di molecole con doppi legami
coniugati: utilizzando la spettrofotometria in UV, infatti, si mettono
in evidenzia e si quantificano i dieni e trieni, molecole che assorbono
rispettivamente alla lunghezza d' onda di 232 nm e 270 nm.
Un analisi di tipo enzimatico
(metodo della lipasi pancreatica) ci permette infine di quantificare gli
acidi grassi saturi (in pratica l' acido palmitico, essendo il più
abbondante ) che esterificano la posizione 2 del glicerolo.
LE
ALTERAZIONI DEI GRASSI
Tutte le sostanze grasse naturali subiscono nel tempo alterazioni nella
loro composizione chimica: tali alterazioni sono dovute principalmente
a fenomeni enzimatici e sono accelerate da una non idonea conservazione
del grasso.
Per semplificare possiamo distinguere due tipologie di irrancidimento:
a) irrancidimento idrolitico
b) irrancidimento ossidativo
L' irrancidimento idrolitico
avviene ad opera di enzimi dette LIPASI: in conseguenza della loro azione
si riscontra sull' olio di oliva un aumento di acidità libera.
Tali enzimi agiscono principalmente a livello dei frutti, cioè
sulle olive: la loro attività aumenta nei frutti caduti a terra
e tenuti in massa.
L' irrancidimento ossidativo avviene ad opera di enzimi detti LIPOSSIDASI
ed è favorito da attivatori esterni come la luce, il calore e la
presenza di tracce di sostanze metalliche. Tale fenomeno enzimatico consta
di due fasi: l' autossidazione primaria, nella quale si ha la formazione
di idroperossidi, e l' autossidazione secondaria, nella quale i prodotti
formatisi nella prima fase (idroperossidi) subiscono ulteriore degrado,
dando luogo a specie di tipo aldeidico e chetonico, che conferiscono all'
olio il tipico odore acre di rancido.
L' autossidazione primaria è caratterizzata, inoltre, da due fasi
distinte: la fase di induzione, nella quale si ha la formazione di molecole
radicaliche fortemente reattive e la fase di propagazione nella quale
il radicale reattivo si combina con l' ossigeno per dar luogo ad un idroperossido
e ad un ulteriore specie radicalica che darà vita ad un processo
analogo.
Ciò fa si che la reazione di autossidazione una volta innescata
continui a propagarsi inesorabilmente.
A differenza dell' irrancidimento idrolitico, l' irrancidimento ossidativo
è un processo che si realizza nell' olio e non nel frutto: come
detto sopra, tale fenomeno è responsabile del difetto di rancido
che tende ad aumentare con l' invecchiamento del prodotto.
Lo schema posto sotto, riporta sinteticamente i processi descritti.
irrancidimento idrolitico
(ad opera di lipasi)
irrancidimento ossidativo
di tipo:
a. enzimatico (lipossidasi)
e/o
b. spontaneo (favorito da attivatori esterni come calore, luce, catalizzatori
metallici)
AUTOSSIDAZIONE
PRIMARIA
AUTOSSIDAZIONE SECONDARIA
E ..la chimica
ci aiuta a mettere in evidenza l' ossidazione presente nell' olio di oliva?
L' irrancidimento idrolitico
viene "misurato" con l' analisi dell' acidità, che fornisce
una misura dell' acidità libera presente nel grasso: l' analisi
dell' acidità assume importanza, inoltre, per classificare merceologicamente
un olio.
L' irrancidimento ossidativo
viene quantificato con l' analisi del numero di perossidi e con l' analisi
spettrofotometrica in UV.
L' analisi del numero di perossidi ci fornisce un indice di misura dei
prodotti dell' autossidazione primaria, mentre l' analisi spettrofotometrica
in UV ci fornisce un valore per i prodotti dell' autossidazione primaria
alla lunghezza d' onda di 232 nm e un valore per i prodotti dell' autossidazione
secondaria alla lunghezza d' onda di 270 nm.
Dall' analisi spettrofotometrica
abbiamo, quindi, due indici:
K232 e K270
(K232= A232/cs
K270= A270/cs
con A232 e A270=assorbanze a 232 nm e 270 nm
c=concentrazione del campione in soluzione
s=costante)
che esprimono l' assorbanza
specifica alle due lunghezze d' onda di 232 nm e 270 nm.
L'
INSAPONIFICABILE
La frazione insaponificabile rappresenta l' 1-2 % del totale: essa comprende
circa 220 sostanze, alcune delle quali hanno valore terapeutico e nutrizionale,
altre rappresentano la parte principale della nota aromatica dell'
olio (profumi e sapori), altre ancora sono efficaci antiossidanti
naturali in grado di conferire al prodotto resistenza all' invecchiamento.
Le principali classi di composti presenti nell' insaponificabile
sono:
IDROCARBURI (50-60 %):
a) saturi (paraffine)
b) insaturi (squalene, terpeni e politerpeni)
ALCOLI SUPERIORI ALIFATICI
E TRITERPENICI (20-35 %)
STEROLI
POLIFENOLI (18-37 %)
VITAMINE LIPOSOLUBILI
tocoferoli(2-3 %)
PIGMENTI COLORATI:
a) carotenoidi
b) clorofille
PRODOTTI DEL METABOLISMO
SECONDARIO
a) aldeidi
b) chetoni
c) esteri .
Fra tutti i composti identificati
gli steroli, gli alcoli alifatici e terpenici rivestono soprattutto importanza
merceologica.
A differenza dei grassi di origine animale, l' olio di oliva presenta
una piccolissima quantità di colesterolo: il componente più
abbondante della classe degli steroli è il beta-sitosterolo, che
rappresenta circa l' 80% del totale dei composti sterolici.
Poiché ogni specie oleaginosa
ha una peculiare composizione sterolica, l' analisi degli steroli è
molto importante per lo smascheramento delle frodi e, quindi, per la tutela
della genuinità del prodotto.
Una particolare attenzione
va rivolta allo studio del patrimonio antiossidante presente nell' olio
di oliva vergine.
Fanno parte della classe delle sostanze antiossidanti naturali i seguenti
composti:
clorofille e feofitine
caroteni
tocoferoli
polifenoli
Le clorofille, le feofitine
e i caroteni sono i pigmenti responsabili della colorazione dell' olio:
le clorofille e le feofitine impartiscono all' olio la tipica colorazione
verde, mentre i caroteni impartiscono una colorazione tra giallo e arancio.
A seguito della maturazione e, quindi, dell' invecchiamento dell' olio
le clorofille tendono a degradarsi: si ha dunque una perdita del colore
verde originario.Chimicamente le clorofille sono strutture porfiriniche
contenenti il magnesio.
I tocoferoli si trovano nell' olio nella forma alfa, beta e gamma: alfa-tocoferolo
è la forma maggiormente presente, rappresentando circa il 90 %
del totale dei tocoferoli. L' alfa-tocoferolo è anche noto come
vitamina E.
L' azione che tali sostanze
esplicano come antiossidanti è riportata nello schema posto di
seguito.
I caroteni, così come i tocoferoli, agiscono direttamente sulla
molecola di ossigeno, che eccitata in presenza di radiazioni solari sarebbe
molto reattiva e predisposta alla produzione di radicali liberi, riportandola
allo stato di "quiete"
I tocoferoli agiscono anche a livello dei radicali liberi nella fase di
propagazione dell' autossidazione primaria, bloccando la loro azione di
produzione a catena di ulteriori radicali.
In presenza di luce le clorofille e le feofitine hanno un effetto dannoso
sugli acidi grassi, poiché portano l' ossigeno allo stato di massima
reattività, pronto a scatenare fenomeni ossidativi. In assenza
di luce tale azione è inibita e i pigmenti suddetti lavorano in
sinergia con le sostanze polifenoliche al fine di bloccare i fenomeni
ossidativi.
I polifenoli presenti nell'
olio sono una classe di molecole molto ampia: fanno parte di essa flavonoidi,
fenilalcoli (3,4-diidrossifeniletanolo, p-idrossifeniletanolo..) e fenilacidi
(acido caffeico, acido p-cumarico, acido vanillico ).
Le sostanze fenoliche si trovano
nell' oliva sotto forma di glucosidi, di esteri o comunque legate a molecole
poco o per niente solubili nell' olio: durante le operazioni al frantoio
(principalmente la frangitura e la gramolatura) le reazioni enzimatiche
di idrolisi liberano, dalle molecole complesse, fenoli con struttura più
semplice, che si sciolgono nell' olio in funzione del tempo e della temperatura
di lavorazione. La qualità e la quantità del patrimonio
polifenolico presente in un olio dipende, quindi, in maniera determinante
dalla lavorazione in frantoio.
Non tutte le molecole fenoliche
detengono lo stesso potere antiossidante: sperimentalmente è stato
messo in evidenza che il 3,4-diidrossifeniletanolo o molecole che nella
loro struttura presentano gruppi ossidrilici in posizione 3 e 4 dell'
anello benzenico hanno una capacità antiossidante superiore.
Il meccanismo di azione è
descritto nello schema posto sotto: in breve il radicale perossidico viene
bloccato dall' ortodifenolo, che si trasforma in una specie chinonica.
Per concludere, dobbiamo ricordare,
inoltre, che i polifenoli hanno un' importanza fondamentale nella formulazione
delle caratteristiche organolettiche degli oli di oliva vergini.
In tal senso assume grande importanza la classe dei derivati liposolubili
dei glucosidi secoiridoidi tipo oleoeuropeina, responsabili, ad esempio,
della nota amara presente in certi olio vergini di oliva.
DELL' INFRANTOIO PER FARE L'OLIO, E DELL'ORCIAIA.(1802)
Anonimo
L'Infrantoio, altrimenti detto Fattoio,
e Fantoio, ed Uliviera, deve essere una stanza assai capace per la manifattura
dell'Olio, la quale generalmente non è necessaria al Podere di
Montagna, ma molto meno al podere di Piano, ma bensì abbisogna
al Podere di Collina, se per sorte non volesse farsi questa alla Casa
della Fattoria, o d'Azzienda, che è sempre meglio sia ivi, che
alla Casa del Contadino per essere sotto gl'occhi del Fattore.
Questa stanza deve essere situata direttamente al Mezzogiorno difesa con
altre stanze
dal Tramontano, e da Venti freddi, perché è necessario sia
assai calda "Olearia ita est collocanda, ut habeat a meridie calidisque
regionibus lumen: non enim debet Oleum congelari, sed tempore caloris
extenuari " e perciò ordinariamente in alcuni luoghi queste
stanze si fanno alle volte in certe Caverne sotto terra, la di cui entrata
guarda direttamente il Mezzogiorno.
La grandezza delle stanze, deve essere tale, che in mezzo di essa vi sia
il Piatto con la Macine che frange le Ulive, e tanto spazio attorno il
medesimo, acciò l'Animale, che fa girare la Macine, non dia ingombro
alle altre faccende; In un angolo di essa vi và fabbricato il Fornello
per scaldare in una capace Caldaia, l'acqua per cavare l'Olio dalle Sanse,
in altro angolo di contro al Fornello sta bene vi sia fissata la macchina
detta lo Strettoio, e prossimo ad esso vi và un condotto, che porti
le morchie, o siano le fecce dell'Olio in un Vaso murato a tenuta volgarmente
detto l'Inferno, il quale và fatto fuori della fabbrica in luogo
remoto.
Il rimanente della stanza và diviso in due parti con una parete
poco alta, in una di esse
parti si devono collocare tante Conche, o siano Vasi di terra cotta assai
grandi ove deve chiarirsi l'Olio, ed in maniera situate, che si possa
andare a tutte con comodo, senza impedimenti.
L'altra metà và suddivisa in tanti piccoli Stabbioli, o
Trogoli per ivi mettere le Sanse a riscaldare, awertendo, che i Trogoli
abbiano per la parte d'avanti il Caterattino per tirar fuori le Sanse,
pulirli, e spazzarli. A questa stanza, e prossimo al piatto, vi deve essere
a portata un piccolo stanzino per stalletta dell'animale, che deve far
girare la Macine, se non si può avere il moto per via d'una macchina
a acqua.
Quindi è che la stanza dell'Infrantoio è bene sia assai
capace per motivo ancora di vari
istrumenti, che v'abbisognano, ed infatti così Catone nel Cap.
13. "In Cellem oleariam haec sunt dolia olearia, opercula labra olearia
XIIII. conchas maiores duas, urceum aquarium unum, urnam quinquagenariam
unam, sextarium olearium unum ab ellum unum, infundibula duo, spongias
duas, urceos fictiles duos, urnales duos, Trullas ligucas duas, claves
cum clostris tres, Cellas duas, trutinam unam, centum pondium in certum
unum, et pondera certa". Questa stanza, o sia Infrantoio và
coperto con palco stabile, ed in cambio di Travi vi vanno fatti tanti
Archi, e la stanza che resterà sopra ad esso è bene farla
più grande, se si puole ottenere, poiché in essa devono
stare distese le Ulive, e nel mezzo della medesima vi và fatta
una buca, che corrisponda a piombo del Piatto, e Macine, che resta sotto
ad essa stanza, e col mezzo di una tromba, o canale di legno, come sarebbe
una Tramoggia, si fanno calare con la pala le Ulive sopra il detto Piatto
per frangerle, non dovendosi in alcuna maniera riscaldare le Ulive, come
è il cattivo costume, verità già dimostrata da un
nostro Socio, e pubblicata in Firenze nell'anno 1768., in fine d'una Lezione
del fù Senatore Adami sopra l'Agricoltura.
L'Orciaja poi, o sia l'Oliaio, detta ancora la Coppaia è una stanza
separata, la quale và fatta in un luogo d'aria temperata, che nell'Inverno
sia piuttosto calda, e nell'Estate fresca.
Questa stanza serve per custodire l'Olio in vari Vasi di terra cotta detti
Orci, Coppi, ed in alcuni luoghi Ziri, in questa stanza bisogna avvertire,
che gl'Orci siano in modo disposti, che se alcuno di essi si rompesse
l'Olio possa calar tosto in qualche Vaso murato per raccorlo.
E bene, che sia Coperta con volta reale per evitare le disgrazie di qualche
rottura di corrente, o altro caso fortuito.
La finestra và ferrata, ed in oltre vi và una rete di filo
di ferro assai fissa per causa degl'animali, e và volta verso il
Mezzogiorno.
Cenni di nutrizionismo.
Una corretta alimentazione favorisce lo stato di salute del corpo umano.
L'alimentazione è appropriata quando fornisce le sostanze nutritive
essenziali (carboidrati, grassi, proteine, vitamine, sali minerali e acqua).
Oggi si raccomanda una dieta, sul modello di quella mediterranea, che
ripartisca così il quotidiano fabbisogno calorico:
Gli alimenti ingeriti sono
utilizzati dall'organismo dopo un processo di scomposizione chiamato digestione.
La digestione comincia in bocca con la masticazione e continua lungo tutto
l'intestino dove gli enzimi proseguono la scomposizione del cibo.
Dopo la digestione ecco la fase dell'assimilazione, un processo grazie
al quale le sostanze nutritive passano dall'intestino al torrente circolatorio
sotto forma di glucosio (dai carboidrati), di aminoacidi (dalle proteine),
di acidi grassi e glicerolo (dai grassi). Le sostanze nutritive arrivano
infine alle cellule dove subiscono l'ultima trasformazione. A questo punto
l'organismo le ha assimilate e metabolizzate.
Con il metabolismo si ha la conversione finale delle sostanze nutritive
in energia e in materiale di costruzione per i tessuti viventi.
I Grassi
I grassi (o lipidi) svolgono un'azione importante nella nutrizione. Essendo
un'importante riserva di energia, hanno il compito di mantenere l'equilibrio
metabolico e assicurano, perciò, uno sviluppo armonico nelle fasi
di accrescimento.
In natura sono presenti sia nei grassi animali e vegetali, sia negli oli
animali e vegetali.
Per la loro struttura si dividono in grassi
* saturi
* mono insaturi
* poli insaturi
Una formula quantifica il nostro
fabbisogno giornaliero di grassi: 1 grammo di grasso al giorno per
ogni chilo di peso corporeo.
Una dieta troppo abbondante di grassi provoca subito: disturbi
alla funzionalità gastrica ed epatica; sul medio-lungo periodo: sovrappeso, deposito di grassi negli organi
(esempio steatosi epatica) e nei vasi sanguigni ( esempio arteriosclerosi).
Una volta assorbiti dallo stomaco e dal duodeno i grassi finiscono nel
sangue principalmente sotto forma di colesterolo e trigliceridi. Alcuni
grassi poli insaturi (acido linoleico e acido linolenico) sono chiamati
essenziali perché si trovano solo in alimenti come l'olio d'oliva.
Hanno varie funzioni, tra cui quella di regolare il ricambio dei grassi
e la quantità di colesterolo nel sangue.
L'Olio di Oliva
Le Caratteristiche:
L'olio extravergine di oliva è un grasso liquido derivato dalla
spremitura delle olive mature.
E' composto da:
La legislazione italiana definisce
olio extravergine di oliva l'olio che ha un contenuto di acido oleico
libero inferiore all'1 per cento.
Le Proprietà
L'olio d'oliva:
* Favorisce la digestione.
* Protegge le mucose dello stomaco e della bocca.
* Previene l'arteriosclerosi.
* Regola la quantità di colesterolo nel sangue.
* Ha azione emolliente, quindi favorisce la produzione di bile, regolarizza
l'intestino, stimola il pancreas e una maggiore produzione di enzimi.
* Favorisce l'assorbimento intestinale delle vitamine.
* Contribuisce allo sviluppo armonico dei bambini.
* Nell'antichità era usato come farmaco per curare otiti e ferite
e per prevenire piaghe.
* Sopporta la frittura (fino a 210-220 gradi centigradi) meglio di altri
oli.
* Dopo 3 ore a 200 gradi centigradi non modifica la composizione di acidi
grassi.
* E' particolarmente gradito al palato per la sua fragranza.
L'Olio di Oliva e le età
della vita Come nutrirsi Nell'Infanzia
Essendo altamente digeribile, l'olio d'oliva è molto adatto nelle
prime tappe dello svezzamento da aggiungere ai vari alimenti fin dal quarto
- quinto mese di vita. E' un alimento insostituibile perché fornisce
all'organismo acido oleico, molto importante per lo sviluppo del cervello
e per la mineralizzazione delle ossa. Nell'adolescenza
In questa fase iperattiva e di rapida crescita il fabbisogno energetico
tocca i livelli massimi. L'olio di oliva rappresenta una comoda riserva
di energia, peraltro facilmente inseribile nella dieta anche nei casi
di cattivo rapporto con il cibo. Nell'adulto
La maturità alimentare comporta diete corrette che devono diventare
scelte di vita, stile. Scelte sbagliate rischiano di avere conseguenze
negli anni futuri. Quale dieta seguire, con quale apporto calorico, come
ripartire le calorie durante il giorno. Ecco ciò che tutti dovrebbero
sapere a memoria. L'alimentazione quotidiana deve seguire sempre le buone
regole, salvo deroghe naturali o digressioni in particolari occasioni
(ma anche festeggiare con il cibo richiede delle regole).
In questo periodo l'olio d'oliva è l'elemento base della dieta.
Nell'anziano
Quando l'organismo invecchia, la massa ossea e quella muscolare (massa
magra) diminuiscono, mentre aumenta la massa grassa. E' una tendenza naturale
che una corretta alimentazione può però ostacolare con successo.
Si tenga comunque presente che in questa fase della vita l'alimentazione
è legata anche a vari fattori (solitudine, mancanza di attività
fisica, stato mentale, disponibilità economiche, problemi di masticazione
ecc.).
Tuttavia, grazie alla sua digeribilità, al suo potere lassativo,
alla sua genuinità, l'olio d'oliva è in grado di contrastare
l'inappetenza, di ridurre le difficoltà digestive e di favorire
l'assorbimento di vitamine e sali minerali. Nello sport
Nel mondo dello sport confluiscono tutte le nostre conoscenze alimentari.
In questo settore l'alimentazione ha un unico vero obiettivo: la ricerca
della migliore prestazione.
Ogni atleta deve seguire alcuni semplicissimi consigli: durante gli allenamenti,
nei giorni prima delle gare, e tanto meno in gara, guai a mangiare cibi
pesanti. I pasti devono essere completi ma leggeri e i grassi ingeriti,
molto meglio se olio d'oliva, non devono avere altra funzione che quella
di riserve di energia.
Lo sportivo ha peraltro esigenza di mantenere il peso forma. E anche in
questo caso l'olio d'oliva è insostituibile. Nella gravidanza
Durante la gravidanza la donna ha bisogno in media di circa 300 calorie
in più al giorno: niente di meglio di due grandi cucchiai di olio
d'oliva. Il resto devono essere proteine. Gli acidi grassi essenziali
(contenuti nell'olio d'oliva) e le proteine sono del resto i mattoni più
adatti a costruire il bimbo che verrà alla luce.
A cura del: Dottor Tommaso Martini
specialista endocrinologo
Proprietà benefiche
dell'olio d'oliva
Le proprietà benefiche
che l'olio extra vergine di oliva ha sull'organismo sono innumerevoli:
- Riduce la percentuale di
colesterolo Ldl
- Riduce i rischi di occlusione delle arterie
- Riduce la pressione arteriosa
- Riduce il tasso di zucchero nel sangue
- Aumenta la secrezione di bile
- Aumenta l'apporto di Vitamine A, D ed E
- Facilita l'assorbimento delle altre vitamine
- Previene l'arteriosclerosi
- Previene l'infarto del miocardio
L'olio è un alimento
vivo, ma, come tutti i grassi, mostra il fianco a inquinamento e ossidazione,
deve perciò essere protetto da tre insidiosi nemici pronti a recare
danno: gli odori, la luce e il calore. Se la peculiarità di assorbire
fragranze ne fa il supporto nella produzione di essenze, balsami, profumi
e oli aromatizzati, allo stesso modo può impregnarsi senza rimedio
di cattivi odori. Evitate dunque di riporlo in locali inquinati da fumo,
muffe, combustibili, vernici ecc. e, nel caso siate voi a imbottigliarlo,
non transigete sulla pulizia dei recipienti, meglio se di vetro scuro
chiusi con cura. Anche il dosatore metallico, così pratico nell'evitare
fastidiosi sgocciolamenti ma imperfetto nell'isolare il liquido dorato,
andrebbe sostituito dopo l'uso da un più sicuro tappo a vite.
La luce, poi, funziona da catalizzatore dei processi ossidativi, con conseguente
alterazione del sapore, mentre il calore accelera il fenomeno.
Sintetizzando: bottiglia chiusa bene, riparo dalla luce e ambienti freschi
(14-15 0C) assicurano una buona conservazione.
Diversamente dal vino, che migliora invecchiando, possiamo dire che l'olio
giovane, quello di ogni nuovo raccolto annuale, è da considerarsi
migliore.
Quando nasce, l'extravergine è organoletticamente poco bilanciato
e al palato s'incontrano caratteri accentuati e scomposti; ma in un tempo
abbastanza breve (uno, due mesi, dipende dal carattere della/e cultivar)
l'olio definisce la propria personalità, equilibrandosi e armonizzandosi.
Non migliorerà oltre.
Se di buona qualità (e ben conservato) manterrà i connotati
più a lungo, ma il suo ciclo vitale (all'incirca tra i 12 e i 18
mesi) si andrà fatalmente esaurendo per gradi: si affievoliranno
fragranza e sapore del frutto e compariranno difetti sempre più
evidenti fino a renderlo inutilizzabile. Ciò è dovuto soprattutto
all'esaurimento dell'azione antiossidante, svolta da alcune sostanze (tra
cui i composti fenolici) che lo proteggono dall'irrancidimento; perciò
il contenuto di antiossidanti naturali di un olio vergine insieme al modo
in cui lo si conserva, ne definisce la durata.
Stato sanitario, stadio
di maturazione, raccolta, conservazione, trasporto e lavaggio.
Stato sanitario:
le olive devono essere sane, raccolte sulla pianta e non fra quelle
già a terra; devono essere senza tracce di fumaggine (Capnodium
elaeophilum), cicloconio o occhio di pavone (cicloconium oleaginum),
né devono avere, né avere ospitato larve di tignola (prays
oleellus) o di mosca (dacus oleae).
Stadio di maturazione:
non è possibile stabilire una data valida di inizio raccolta
per tutte le zone e per tutte le annate; inoltre alcune cultivar portano
a maturazione i frutti prima di altre, per cui occorrerà tenerne
conto, come si dovrà tener conto del prodotto che si intende
commercializzare, iniziando la raccolta dalle cultivar più precoci,
quando le drupe (olive) cominciano ad invaiare (cambiare colore) e mostrano
la buccia parzialmente o totalmente scura e la polpa bianca.
Si ricordi che le olive immature o comunque non invaiate tendono a conferire
all'olio caratteristiche organolettiche talvolta eccessive, quelle invaiate
o al giusto grado di maturazione danno aromi più armonici ed
equilibrati, infine le olive mature tendono a conferire all'olio sapori
ed odori lievi, mandorlati e poco caratteriali, ma se adeguatamente
lavorate danno un prodotto che in taluni areali può essere molto
apprezzato.
In genere, sbagliando, si raccoglie a date prestabilite, senza tener
conto dell'anticipo o del ritardo di maturazione che l'andamento climatico
può aver causato, e, in molte zone, si raccoglie troppo tardi.
Laddove non si é costretti ad attendere che le olive cadano da
sole dalle piante, qualunque sia la zona e la cultivar, si può
avere olio extra vergine di qualità; se non lo otteniamo ciò
dipenderà probabilmente dalla scarsa sanità delle olive,
da ritardo nella raccolta o da erronea lavorazione.
Si deve tener conto che la fase della completa maturazione fisiologica
della drupa non coincide affatto con la migliore qualità "tecnica"
del frutto. Per estrarre un ottimo prodotto occorrerà quindi
raccogliere prima del completamento del ciclo biologico. Infatti le
ricerche hanno dimostrato che via via che l'oliva matura l'olio si accumula
in particolari cellule respiratorie (mitocondri) che si modificano sino
ad assumere l'aspetto di piccoli sacchetti (vacuoli oleari), ove si
iniziano a formare quei processi enzimatici ossidativi che con la disgregazione
delle molecole grasse libereranno l'energia che sarà messa a
disposizione della nuova pianta. Quanto tempo prima della maturazione
fisiologica si dovrà raccogliere è difficile da dire:
sarà l'esperienza del coltivatore e le necessità commerciali
ad indicare, con il tempo, una data che concili la resa in olio con
la qualità più opportuna.
A questo proposito non è male ricordare che da un certo punto
in poi la resa in olio delle olive aumenta solo apparentemente; vari
studi indicano che l'inoleazione della drupa inizia già in agosto
(periodo medio per l'Italia) e si conclude in novembre, per cui oltre
questa data l'aumento di resa è solo apparente poiché
varia con la disidratazione (diminuzione della parte acquosa nel frutto)
il rapporto fra peso totale ed olio estratto.
Si potrebbe stabilire, come norma generale, che se, con olive sane,
ben conservate e ben lavorate, si ottiene un olio con un'acidità
superiore a 0,6 significa che si è raccolto troppo tardi.
Raccolta: come già
accennato precedentemente, operando il distacco della drupa dalla pianta
sicuramente utilizzeremo per l'estrazione olive che non hanno ancora
completato il processo che porta naturalmente, per le normali funzioni
fisiologiche della pianta, all'ossidazione l'olio. Fra i migliori sistemi
di raccolta per la qualità dell'olio è il distacco operato
a mano con l'aiuto di pettini o cogliolive di varia foggia che fanno
cadere le drupe su reti o paracadute posti a terra. Negli ultimi tempi
sono apparse in commercio varie attrezzature per compiere con più
rapidità queste operazioni (vibratori/spazzolatori sia idraulici
che pneumatici) che migliorano il rendimento dell'operatore e non arrecano
danni alle olive. Lo stesso dicasi per i vari tipi di macchine raccogliolive
che riducono, in qualche caso, l'intervento manuale al solo operatore
che manovra la macchina.
Sono vivamente da sconsigliare la "bacchiatura" con canne
o bastoni e la raccolta a terra delle olive in cui si mescolano quelle
appena cadute con quelle già a terra da tempo.
Per le ragioni esposte nella parte relativa allo stadio di maturazione,
non consentono di raggiungere un buon livello di qualità, nell'olio
estratto, le pratiche, diffuse in certe zone, di stendere, per tutta
la durata della fase di maturazione, delle reti sotto gli olivi, dove
periodicamente si procede alla raccolta delle olive che il vento e la
maturazione fanno cadere; così facendo, anche con raccolte frequenti,
si ottiene, per bene che vada, un olio "dolce" e poco fruttato.
Conservazione: l'optimum,
fin dalla raccolta in campo, è la conservazione in cassette basse
(20,30 cm.) ampiamente finestrate, di legno o plastica che possono essere
stoccate una sopra l'altra possibilmente in locali freschi, ben areati,
al riparo dall'acqua, dal vento, da rischi di gelate e specialmente
lontano da odori sgradevoli (stalla, gasolio e simili); accettabile
anche la conservazione in graticci, purché con uno spessore che
non superi i 10 cm.. Occorre evitare la conservazione in sacchi di iuta
o, peggio ancora, in sacchi di plastica come pure la conservazione in
cumuli a terra e, per quanto è possibile limitare infine maneggiamenti
e lunghe conservazioni anche se effettuate in condizioni ottimali.
Le olive distaccate dalla pianta tecnicamente continuano la loro "vita",
ovvero continuano le funzioni respiratorie, l'incremento di temperatura
delle olive in cumulo o nei sacchi è dato da questa attività,
pertanto sembra accertato che finché dura l'attività respiratoria
non si pregiudica la qualità dell'olio, tale attività,
in relazione alle condizioni ambientali, sembra naturalmente decadere
nelle migliori condizioni entro due tre giorni. Pertanto questo si deve
ritenere come il tempo massimo di conservazione delle olive prima della
lavorazione.
Trasporto: le cassette
precedentemente indicate possono essere convenientemente usate anche
per il trasporto al frantoio, oppure, se ne può rovesciare il
contenuto in grossi cassoni, forati per una adeguata areazione, di plastica
( ce ne sono in commercio alcuni, sovrapponibili, che possono contenere
fino a Ql. 4 di olive). Questi cassoni, areati da tutti i lati, rappresentano
la migliore soluzione alla movimentazione ed al breve stoccaggio nel
frantoio delle olive, in quanto con l'uso di carrelli elevatori con
piastra girevole si possono compiere tutte le operazioni successive
all'arrivo nello stabilimento di trasformazione con un grande risparmio
di mano d'opera e di spazio.
Con grosse quantità, purché l'arrivo alla frangitura sia
sollecito, si può anche utilizzare il metodo del trasporto sfuso,
attenzione poiché con olive fresche in massa si sono verificate
già notevoli incrementi di temperatura in appena quattro ore;
da evitare, come già accennato, i sacchi e comunque le soste
prolungate in olivaio (luogo normalmente più caldo di quello
ritenuto ottimale per la conservazione).
In sostanza è importante tener presente in questa fase, come
nelle precedenti, che la norma fondamentale da osservare è di
non far trascorrere troppo tempo (massimo 2-3 giorni) fra il momento
della raccolta e quello della frangitura al fine di evitare processi
fermentativi ed ossidativi. (a chi volesse approfondire l'argomento
consigliamo di leggere la relazione del Prof. Montedoro al 18° Congresso
della Società Italiana per lo Studio delle Sostanze Grasse, pubblicato
sulla rivista della S.S.O.G. dell'Ottobre 1987).
Sosta in frantoio:
In questa fase i pericoli maggiori sono due: a - che le olive sostino troppo in frantoio ed in modo non appropriato;
b - che vengano mescolate partite di olive sane con olive scadenti
o avariate.
Per evitare questi rischi le olive devono arrivare in frantoio secondo
un programma ben preciso al fine di evitare inutili soste. All'arrivo,
le olive, devono essere controllate da un responsabile che ne deve giudicare
lo stato sanitario; dovendo lavorare partite di olive non sane si dovrà
procedere nel modo seguente: nei frantoi dove si pratica la frangitura
a partite distinte, dovrà essere cura del frantoiano lavare successivamente
ad ogni partita in modo ben accurato le macchine d'estrazione; nei casi
dove l'agricoltore conferisce o vende le olive al frantoio e, comunque
quelli dove non si pratica "il partitario", dovranno essere
lavorate le olive per partite omogenee e poi, quando si passa da olive
avariate a quelle sane, lavate le macchine e tenute distinte le varie
partite di olio.
Sono da evitare comunque, come abbiamo visto precedentemente, la lunga
permanenza in frantoio, la conservazione in sacchi, lo scarico a terra
in cumuli e lo spostamento con pale meccaniche. Deve inoltre essere
precluso l'accesso all'olivaio a macchine a combustione interna ed utilizzare
unicamente macchine o mezzi a trazione elettrica.
Lavaggio: le olive
devono essere ventilate per asportare polvere, rametti e foglie (la
presenza di qualche foglia sana non pregiudica la qualità del
prodotto e conferisce un sapore fresco, piccante, in genere apprezzato
dai consumatori), quindi sottoposte a lavaggio in corrente d'acqua fredda
per l'allontanamento di terra e corpi estranei; il passaggio infine
su griglie vibranti contribuisce all'allontanamento dell'acqua e la
divisione delle olive da sassi e piccole pietre. Con alcuni tipi di
frangitori risulta indispensabile porre un ciclonatore prima della vasca
di lavaggio al fine di allontare completamente tutti gli oggetti pesanti,
pietre, sassi, pezzi metallici od altro che potrebbero causare grossi
danni all'apparato.
Tale operazione ha lo scopo
di rompere le olive determinando una pasta composta da tutte le parti
vegetali, atta alle lavorazioni successive.
Macchine: i frangitori
moderni si dividono in due gruppi; i frangitori a molazze e quelli a
martelli.
Negli oleifici operanti con il sistema della pressione, I'operazione
di frangitura viene generalmente effettuata con il frantoio a molazze,
che rappresenta il sistema di molitura più antico e che, nella
sua forma più moderna e progredita, è costituito dalle
seguenti parti:
- macina di fondo, di granito,
- bacino, o vasca, di materiale metallico di diametro adeguato; provvisto
di apertura laterale per lo scarico della pasta;
- molazze verticali, di granito, in numero di 2 o 3 (in qualche caso
anche 4-6), a forma cilindrica o ellittica e talvolta tronco-coniche
(Spagna), con diametro variabile da cm 90 sino a 140 e base di appoggio
(o scalzo) di cm 30-40 per le cilindriche, 10-15 le ellittiche e 45-80
le tronco-coniche. Le molazze hanno la superficie laterale scabra ed
un peso variabile da q 4-5 sino ad oltre 30.
- raschiatori delle molazze e del bacino;
- palette rimescolatrici, che hanno il compito di portare continuamente
la pasta sotto le molazze;
- pala di espulsione della pasta dal bacino;
- organi di movimento.
I frantoi a molazze hanno una capacita di 300-500 kg di olive ed assorbono
una potenza di 5-8 kW, la velocità di rotazione è di 12-15
giri al minuto.
Il frantoio a molazze non ha la sola funzione di rottura delle olive,
ma anche quella di "gramolare", pertanto la sua azione deve
essere sufficentemente lunga per adempiere alla duplice funzione.La
frangitura delle olive si protrae, a seconda del tipo di macine e delle
caratteristiche delle olive, da 15 a 30 minuti fino ad ottenere una
pasta omogenea e di opportuna consistenza.
L'incidenza esercitata dal tipo di molazza e dalla durata della frangitura
è direttamente proporzionale alla variazione dei rendimenti in
olio conseguibili con la pressione sino ad un determinato livello oltre
al quale si verifica una variazione di tendenza. La riduzione del nocciolino
a dimensioni troppo piccole determina, per ostruzione delle porosità,
condizioni sfavorevoli al corretto drenaggio del sistema e la diminuzione
del flusso del mosto con conseguente minore rendimento di estrazione.
Prolungare, del resto, I'operazione di frangitura con le molazze, oltre
il tempo ottimale, risulta negativo anche perché compaiono fenomeni
legati all'effetto ossidativo che possono ridurre la dotazione di quelle
sostanze che concorrono a determinare la serbevolezza dell'olio .
Al frantoio a molazze viene riconosciuto fondamentalmente il merito
di realizzare la frangitura delle olive senza eccessive sollecitazioni
meccaniche, senza determinare pregiudizievoli emulsionamenti e senza
pericoli di inquinamenti da metalli, che sono tutti requisiti importanti
in rapporto alla qualità dell'olio.
Esso, inoltre, consente:
- di poter preparare le paste rapportando la frangitura alle caratteristiche
delle olive, riducendo i noccioli in frantumi di dimensioni volute
- di realizzare una rottura delle cellule molto spinta
- di favorire la formazione di goccioline di olio di maggiori dimensioni
sostituendo, parzialmente, la successiva gramolazione;
-di non provocare aumenti di temperatura della pasta.
Proprio per questi motivi viene talvolta utilizzato anche dagli oleifici
dotati di impianti di centrifugazione, pur presentando gli svantaggi
di essere ingombrante e costoso e di svolgere un lavoro lento e discontinuo.
Attualmente alcuni oleifici, che adottano il frantoio a molazze per
la frangitura delle olive, si
sono dotati di un prefrangitore metallico, da installare a monte del
frantoio, per ridurre i tempi dell'operazione di molitura.
Per ulteriori informazioni consultare L.Di Giovacchino "Frangitura"
OLEUM n. 36 - APRILE 1991
I martelli; sia quelli fissi che flottanti operano una frangitura estremamente
rapida e fine ma tendono a vaporizzare una frazione della pasta, producendo
dei fumi che devono essere prontamente allontanati con aspiratori o
camini. Un'ottima preparazione della pasta è l'obiettivo principale
di questa fase; per un'ottima preparazione si deve intendere una "giusta
pezzatura" della frazione di oliva (e particolarmente del nocciolo).
E' di ostacolo ad una buona resa sia un nocciolo di pezzatura molto
grossolana che un nocciolo polverizzato; in pratica ,ponendo la pasta
fra le dita, quest'ultima si deve sentire fluida, pur avvertendo le
minute frazioni del nocciolo quasi pungere i polpastrelli. E' di fondamentale
importanza la presenza di queste frazioni di nocciolo che nel "continuo"
favoriscono la "spiaggiatura", ovvero la separazione in centrifugazione
della parte liquida dalla solida che tramite queste piccole particelle
drena come, appunto, fa l'acqua sulla sabbia nella spiaggia. I frangitori
a martelli provocano sicuramente una maggiore emulsione delle particelle
di olio, ma sembrano in grado di estrarre più colore dalle olive
mentre le molazze, che non hanno controindicazioni come metodo di frangitura,
se non la lentezza dell'operazione, sembra che possano, laddove lo si
ritenga eccessivo, attenuare l'amaro nell'olio.
Metodologia: le olive
devono arrivare ai frangitori in flusso continuo e in modo equilibrato
in funzione della capacità di frangitura delle macchine; un eccesso
di olive, oltre ad intasare la gabbia (nel frangitore a martelli) può
compromettere la qualità della pasta . Nelle molazze l'esperienza
insegna l'esatto quantitativo da immettere che varia in funzione della
qualità delle olive e stato di maturazione.
Cura: i frangitori,
per la loro stessa funzione, sono macchine soggette a forte usura, perciò
è indispensabile un continuo controllo dello stato delle gabbie
e dei martelli, nei frangitori continui, e dell'esatto parallelismo
delle ruote rispetto al piano di lavoro, nelle macine. Inoltre, è
utile controllare frequentemente durante la lavorazione, la qualità
della pasta, che come abbiamo visto deve essere ben macinata, morbida
al tatto e non contenere frazioni grossolane di nocciolo, che danneggerebbero
le pompe volumetriche, né di polpa, che comprometterebbero una
buona resa in olio.
Recenti studi sembrano indicare
nelle operazioni di frangitura una formidabile possibilità di
influenzare macroscopicamente la qualità organolettica finale.
Infatti era nota da tempo la possibilità di limitare fortemente,
in alcune cultivar, in relazione a particolari condizioni agroclimatiche,
la senzazione amaro-legnosa intervenendo con modalità di frangitura
differenti.
Gli studi hanno indicato che determinate frazioni fenoliche quali Agl.oleoperina,
Agl.ligustroide e Deacetossioleoperina sono fortemente influenzate da
particolari lavorazioni in dipendenza sia della grandezza che, pare,
dalla struttura spaziale della pasta di olive.
Le ricerche ancora in corso sembrano dimostrare che particolari accorgimenti
nella fase della frangitura possano determinare il favorire o meno sia
dell'ossidazione che dell'assorbimento di sostanze aromatiche contenute
nell'oliva da parte dell'olio.
Come regola generale si può indicare che le olive acerbe, ricche
di sostanze aromatiche amare ed aggressive si avvalgono di una frangitura
soft e grossolana per armonizzare o comunque non accentuare la senzazione
organolettica estrema, viceversa olive mature lavorate con una pezzatura
più piccola possono estrarre maggiori sostanze aromatiche.
Macchine: la pasta
ottenuta con i sistemi visti nel capitolo precedente, deve essere sottoposta
all'operazione di gramolazione.
Tranne la frangitura a macine, che di fatto è una frangigramolazione,
tutti gli altri sistemi di frangitura richiedono un'operazione accessoria
che si chiama "Gramolazione".
La gramolatura ha lo scopo di "aggregare" l'olio presente
nella pasta, e cioè ottenere che le piccole gocce d'olio si uniscano
fra di loro in modo da formare gocce di volume più grande atte
a favorirne l'allontanamento dalla pasta nell'operazione di estrazione.
La frangigramolazione delle macine è un'operazione che necessita
un tempo prolungato e come tale penalizzante al fine di ottenere quella
costante produzione richiesta dai sistemi moderni di estrazione, infatti
la frangitura con le macine si presta ad un utilizzo ottimale per i
sistemi "tradizionali" caratterizzati da una più o
meno lunga sosta fra le varie operazioni tanto che viene ad essere definita
operatività alternata, contro i sistemi più moderni che
si definiscono continui.
Per raggiungere un buon risultato di aggregazione occorre "muovere"
con movimenti lenti la pasta e portarla a "maturazione", ovvero
far affiorare naturalmente l'olio sulla pasta, alla temperatura massima
consentita (per non compromettere la qualità dell'olio si consiglia
di tenere la pasta intorno ai 25 gradi). I tempi necessari a portare
a termine la gramolatura differiscono in rapporto alle cultivar ed al
grado di maturazione e possono andare dai 15 minuti o meno per olive
mature, sino ai 60 per quelle acerbe o di particolari zone. In genere
25-30 minuti sono un tempo medio, recenti studi hanno messo in evidenza
una relazione fra i componenti polari minori e tempo di gramolatura,
quindi in caso di gramolatura affrettata o prolungata si può
parlare anche di una diminuzione di qualità.
Inoltre una serie di studi recenti dimostrano che la gramolazione può
influire positivamente o negativamente sul risultato organolettico finale.
Attualmente possiamo dire che in presenza di olive immature conviene
prolungare le operazioni di gramolazione, in presenza di olive mature
i tempi devono essere drasticamente ridotti.
Inoltre appare indiscutibile che le varie cultivar richiedono un tempo
operativo appropriato, in poche parole solo un adeguata esperienza operativa
può determinare gli standard specifici per varietà e stadio
di maturazione.
In linea di massima tempi prolungati di gramolazione portano la sensazione,
nell'olio prodotto, di grossolano ( sensazione tattile buccale sgradevole
di grasso) al primo stadio sino alla sensazione di morchia o sansa nei
casi estremi.
Una gramolazione ridotta comporta una drastica diminuzione di resa,
accertati casi di 2 sino a 4 kg. di olio in meno per ql. di olive, con
una ridotta dotazione polifenolica, tanto da determinare sensazioni
squilibrate nell'esame organolettico.
E' pertanto opportuno, con prove, definire i tempi medi di gramolazione
che consentono di ottenere oli ben dotati di polifenoli e gradevoli
al gusto e la miglior resa possibile, sia chiaro che di fatto si tratta
di definire il miglior compromesso, non per niente la gramolazione è
l'operazione più ossidativa in tutto il ciclo estrattivo, e pertanto
è il maggior rischio per la qualità.
Le macchine, chiamate "gramole", sono dei serbatoi orizzontali
di capacità variabile da kg. 100-150, per piccoli impianti d'estrazione,
sino a 5-6 vasche della capacità unitaria di kg.600 di pasta
per complessivi kg. 3.600, per grossi impianti.
Tali vasche, oggi, sono tutte di acciaio inox con intercapedine laterale
in cui far scorrere acqua a temperatura controllata in modo da garantire
il riscaldamento della pasta sino ai livelli voluti.
Il movimento della pasta è ottenuto da una coclea centrale a
basso regime di giri, 16-36 al minuto con palettatura di disegno particolare
che consente un continuo movimento della pasta tipo l'impastatura della
farina per il pane.
Inoltre la coclea consente, nel momento dell'estrazione, il lento, ma
costante deflusso della pasta verso la pompa di trasferimento.
In taluni tipi di vasca al trasferimento della pasta alle pompe è
delegata una coclea ad elica posta in posizione inferiore alla vasca
in un semitubo ricavato nella gramola stessa, tale sistema consente
una maggiore efficenza di svuotamento ed una perfetta pulizia della
vasca dalla pasta.
Per ulteriori informazioni consultare lo studio "olio extravergine
d'oliva e componenti polari minori: influenza dei sistemi e delle condizioni
di estrazione" A.Mattei, C.Stella e M.Osti 1988 FI).
Cura: la gramolatrice
è in assoluto la macchina ove più a lungo sosta la pasta
di olive, perciò è fondamentale la continua cura igienica;
occorre prestare molta attenzione alla permanenza di residui di pasta,
che deteriorandosi possono conferire odori e sapori sgradevoli (principalmente
di rancido) alle paste fresche in lavorazione.
E' obbligatoria, in caso di sosta nella lavorazione per più di
8/10 ore e, come abbiamo già visto, nel caso di olive non sane,
la pulizia radicale delle vasche con acqua calda ad alta pressione,
ponendo particolare attenzione ai residui lignei (nocciolino) che se
trasferiti alle pompe( specialmente quelle monovite con statore in gomma)
può danneggiarle irrimediabilmente.
Recentemente sono state compiute delle prove tese a razionalizzare l'uso
dell'acqua, infatti sembra possibile utilizzare in gramolatura parte
delle acque di vegetazione fresche per diluire, se ce ne fosse bisogno,
la pasta e sembra pure possibile utilizzare l'acqua di vegetazione per
la pulizia delle vasche, fra una partita e l'altra.
Recentemente sono state compiute delle prove tese a razionalizzare l'uso
dell'acqua, infatti sembra possibile utilizzare in gramolatura parte
delle acque di vegetazione fresche per diluire, se ce ne fosse bisogno,
la pasta e sembra pure possibile utilizzare l'acqua di vegetazione per
l'asportazione dei residui di pasta dalle vasche, fra una partita e
l'altra.
Inoltre sono allo studio vari sistemi per ovviare o comunque limitare
il problema legato all'ossidazione della pasta in gramola.
Come già detto la gramolazione è un'operazione indispensabile,
ma è tuttavia un'operazione a rischio per l'alta ossidazione
che ne deriva.
Attualmente le prove sono di due tipi : l'inertizzazione sotto gas inerti,
l'azoto e l'anidride carbonica e l'isolamento delle vasche in modo da
diminuire la superficie ossidabile.
I gas inerti pur rappresentando una soluzione che col tempo potrà
dare utili risultati attualmente hanno determinato risultati a rischio
sia per il parziale trasferimento del gas all'olio sia per i risultati
non ottimali di ostacolo al processo ossidativo, tale tecnica dovrà
essere messa a punto con una seria modifica delle vasche da parte dei
fabbricanti e solo con una modifica sostanziale delle macchine potrà
essere attuata.
La chiusura delle vasche, pur nella limitazione dell'intervento è
una cosa semplice alla portata di tutti e con risultati non eclatanti,
ma soddisfacenti.
Le vasche devono essere chiuse con coperchi atti a limitare lo scambio
dell'aria, in materiale alimentare ed inossidabile, possibilmente in
acciaio inox, con l'avvertenza di porre alla fine dell'ultima vasca
un materiale trasparente, per garantire al frantoiano la vista della
pasta per controllarne la maturazione, operazione fondamentale per l'avvio
all'estrazione.
Macchine: l'uomo
si è sempre impegnato ad estrarre l'olio dalle olive , prima
con macine di pietra, che molivano le olive entro conche, anch'esse
di pietra, e consentivano di ottenere il mosto (miscela di olio ed acqua
di vegetazione) per tracimazione che cadeva poi in recipienti dove per
sfioramento si prelevava l'olio che naturalmente affiorava. Successivamente,
nei secoli, il processo si è lentamente evoluto, passando dalle
macine ai frangitori meccanici, dai torchi in legno alle presse, prima
meccaniche e poi idrauliche, ma solo recentemente si è assistito
ad una vera rivoluzione nel settore con l'avvento delle centrifughe,
in principio impiegate solo nella separazione mosto-olio, successivamente
anche nella fase pasta-mosto. Oggi, sebbene l'evoluzione continui, si
utilizzano fondamentalmente due sistemi: il tradizionale con superpresse
e dischi filtranti e le centrifughe. Vi sono anche altri sistemi di
estrazione, quali il Baglioni od il Sinolea, (solo il secondo ha ancora
una presenza degna di nota), ma la maggioranza dell'olio nel mondo lo
si ottiene nei due sistemi sopra accennati.
Metodologia: Presse,
Sistema Sinolea, Centrifughe.
Le Presse:
nel tradizionale, la pasta di olive viene ad essere posta su dischi
filtranti, un tempo di canapa, successivamente di fibra di cocco, attualmente
di fibre sintetiche ad alta resistenza, in uno strato sottile; poi questi
dischi sono impilati, intervallandoli con dischi di metallo (in genere
tre dischi con la pasta, uno filtrante ed uno di acciaio, etc.) su di
una piattaforma con al centro un tubo forato. Nel disporre la pasta
sui fiscoli l'operatore dovrà dosarla in modo uniforme formando
una corona circolare con una distanza omogenea dal bordo esterno e da
quello interno. Lo spessore della pasta, che pure in parte può
variare in rapporto alla sua umidità, (se ne deve mettere meno
se la pasta è umida) non dovrebbe superare i 3 cm. circa. Per
quanto riguarda questa prima fase del processo occorre prestare attenzione
alla qualità dei dischi filtranti (detti fiscoli): essi devono
essere permeabili, resistenti e consentire un ottimo distacco della
pasta dopo l'estrazione; inoltre è buona norma controllarne periodicamente
lo stato di conservazione in modo da garantirsi contro eventuali processi
di marcescenza, irrancidimento, etc., che naturalmente si ripercuoterebbero
sulla qualità dell'olio. Si consiglia di procedere ad un energico
lavaggio dei dischi filtranti, con acqua calda alla fine di ogni campagna
e, comunque, tutte le volte che si prevede di non usarlo per alcuni
giorni.
Una volta completato il "castello" (l'insieme dei dischi filtranti
con la pasta e dischi metallici) questo viene sistemato sotto la pressa
idraulica e sottoposto ad una pressione che in genere raggiunge le 400
atm. A questa pressione la pasta lascia defluire all'esterno, ma in
parte anche all'interno, attraverso il tubo forato, il mosto, che si
raccoglie in apposite vasche e da qui viene avviato alla fase successiva
di separazione acqua-olio. Sarà cura del frantoiano raggiungere
gradualmente, circa 45 minuti , la pressione ideale che varia in rapporto
al diametro dei dischi ed al diametro del pistone( e che comunque non
dovrebbe superare i 120, 140 Kg. per cm2) a questa pressione il "Castello"
deve sostare per almeno 30, 35 minuti.
Il Sistema Sinolea: il procedimento Sinolea si fonda sul principio della differente
tensione superficiale esistente tra l'acqua di vegetazione presente
nella pasta di olive e l'olio. Nell'estrattore Sinolea lamelle di acciaio
inox penetrano, con movimento lento e continuo, nella pasta di olive
in costante movimento e fuoriescono trascinando per adesione l'olio
all'esterno della vasca dove il recupero avviene per naturale sgocciolamento.
In questa prima estrazione l'olio viene recuperato in misura oscillante
tra il 70 e il 90% del totale estraibile, senza alcuna aggiunta di acqua
e a temperatura ambiente.
L'olio residuo si può estrarre sia pressando le paste parzialmente
disoleate, sia inviandole alla centrifugazione, previa aggiunta di acqua
tiepida fino al 70% del volume delle paste.
Le
centrifughe: l'evoluzione in questi ultimi anni ha fatto passi da gigante e
sembra non conoscere soste. Gli idroestrattori, normalmente chiamate
centrifughe di pasta o decanter, stanno evolvendosi sino a raggiungere
spettacolari risultati sia qualitativi che di efficenza. Attualmente
si stanno imponendo macchine che con poche modifiche, a portata dell'operatore,
possono passare dalla lavorazione tradizionale standard a "tre
fasi", ovvero olio, acqua di vegetazione e sansa con acqua aggiunta,
al sistema a "due fasi" o "integrale" olio e sansa
senza acqua aggiunta e a "due fasi e mezzo" olio, poca acqua
di vegetazione e sansa con aggiunta di pochissima acqua. Nel sistema
a ciclo continuo, la pasta passa dalla gramola alla centrifuga, attraverso
pompe volumetriche (pompe mono-vite) o a vite senza fine (tipo Vitex),
con aggiunta o meno di una quantità definita di acqua possibilmente
a temperatura controllata, l'interno di una centrifuga e' costituito
da un cono, normalmente di acciaio inossidabile che gira a circa 2800/3400
giri. Qui per effetto fisico dovuto alla forza centrifuga interagente
sul diverso peso specifico dei componenti, avviene la separazione pasta-mosto.
La pasta, esaurita quasi completamente d'olio, ma con un alto contenuto
d'acqua (in alcuni casi oltre il 50%), viene ad essere allontanata quale
sansa, il mosto invece viene avviato alla separazione finale. Le operazioni
descritte, pur riducendo di molto, rispetto al sistema a presse, l'intervento
dell'operatore, gli lasciano un margine di discrezionalità che
va bene usato: in particolare si intende parlare della quantità,
del tipo e della temperatura dell'acqua che si aggiunge alla pasta,
alla "quantità-ora" di pasta che si immette nella centrifuga
ed infine alla regolazione che controlla, specialmente nelle macchine
dell'ultima generazione, la lavorazione "integrale" (senza
acqua aggiunta) o "due fasi e mezzo" (con pochissima acqua
aggiunta). Per quanto riguarda l'acqua (acqua potabile possibilmente
decalcarizzata e senza residui di cloro) sarà utile tenere presente
queste indicazioni: che l'acqua non sia mai fredda (temperatura ideale
circa 28°) e che venga aggiunta alla pasta nella misura minore possibile.
Sulla quantità di pasta: oltre a tener conto delle portate indicate
dal costruttore che, naturalmente, non vanno mai superate, si dovrà
prestare attenzione al fatto che, a volte, pur con lo stesso numero
di giri della pompa, fra una pasta umida ed una secca si possono registrare
grosse differenze di portata reale; per cui nel passaggio da una pasta
secca ad una umida, se si vuole mantenere costante la portata, si dovrà
diminuire il numero dei giri della pompa. Per capire se involontariamente
la portata è aumentata basterà tenere sotto controllo
il getto dell'olio nel vibro-filtro: se il getto aumenta vuol dire che
è aumentata la portata.
L'attenzione costante al vibro-filtro consente di tenere sotto controllo
anche il buon funzionamento della centrifuga: una buona separazione
deve dare un getto dell'olio "pulito" (senza eccessivi sfangamenti),
con pochi residui solidi ed un getto di acqua fluida (non melmosa),
senza residui pastosi di bucce e pasta d'olive; un altro controllo sull'efficacia
della separazione lo si può compiere ancora più a valle
andando a vedere quanto olio si recupera dal separatore dell'acqua,
se è presente: se esce più di un "filo di olio"
vuol dire che c'è qualcosa che non va, (rimane troppo olio nell'acqua).
Nei sistemi regolati a fase "integrale", senza aggiunta d'acqua,
l'olio esce dalla bocca normalmente destinata all'acqua di vegetazione,
mentre la bocca dell'olio è inutilizzata, e l'olio deve essere
sì "pulito", ma è bene che presenti tracce evidenti
di acqua di vegetazione, in caso contrario, probabilmente, la regolazione
del punto di sfioro è eccessivamente alto e questo potrebbe trattenere
troppo a lungo l'olio nella macchina, causandone un eccessivo incremento
di temperatura, in alcuni casi si può compromettere la qualità.
Le macchine regolate in "due fasi e mezzo", ovvero con pochissima
acqua aggiunta, nell'ordine di lt. 100-200 per ql. 10 di pasta di olive,
le bocche di espulsione dell'olio e dell'acqua di vegetazione sono quelle
standard, ed i controlli sono simili a quelli visti per le "tre
fasi".Confronti
fra i due sistemi: la grande obiezione che i tradizionalisti muovono
alle centrifughe è che quest'ultime lavorando con aggiunta d'acqua,
in qualche modo, operano un lavaggio dell'olio; i più recenti
studi hanno messo in luce che questa credenza ha un fondamento di verità.
Recenti studi hanno rilevato che nell'estrazione con centrifughe abbiamo
un prodotto che ha un contenuto in componenti polari minori superiore
a quello contenuto dall'olio prodotto con sistema tradizionale, e nella
varie "fasi" i CMP (polifenoli) sono distribuiti in modo differente.
pertanto si ritiene che l'aggiunta d'acqua nella lavorazione di fatto
contribuisca ad una alterazione dei composti aromatici.
D'altronde a tutt'oggi non sappiamo esattamente quale sia il valore
di questi componenti ne' tantomeno sappiamo se tutti questi componenti
siano nello stesso modo importanti, lo studio, sopraccennato, della
dott.sa Mattei/Stella/Osti ha individuato una sensibile differenza fra
i componenti a seconda delle lavorazioni, ma ha altresì analizzato
la stabilità ed il valore organolettico degli olii nel tempo
e pare che quei componenti che vengono "lavati " siano anche
i più instabili, che conferiscano una caratteristica fragranza
nel prodotto fresco, ma che nel tempo contribuiscono ad un degrado superiore
del prodotto.
L'estrazione in centrifuga pare dia un olio con qualche centesimo di
grado di acidità in più, ma come abbiamo già accennato,
più resistente al degrado naturale.
Per quanto riguarda la resa non si hanno grandi differenze, anche se
generalmente è più facile conseguire risultati leggermente
superiori con le centrifughe.
Cura: come e' stato
già detto, per il mantenimento in efficienza dei sistemi tradizionali
particolari cure si devono avere per tutti gli aspetti igienici;i dischi
di filtraggio moderni (in fibre sintetiche) ben si prestano a lavaggi
violenti ad alta temperatura che servono a liberare la trama del tessuto
dai residui della pasta che altrimenti irrancidisce conferendo odori
e sapori sgradevoli al prodotto nelle lavorazioni successive. Inoltre,
la pulizia delle piattaforme delle presse, dei tubi di impilamento,
delle vasche di raccolta e di tutto ciò che può venire
in contatto con il prodotto grezzo o finito deve essere continuo e sollecito,
al fine di ostacolare formazione di muffe ed irrancidimenti. Per le
centrifughe il problema igienico è estremamente più semplice,
è sufficiente operare all'inizio ed alla fine della lavorazione
un lavaggio automatico di tutto il macchinario che essendo , nella parte
che viene a contatto con il prodotto , tutto in acciaio inox, non presenta
rischi di trattenere e cedere odori e sapori sgradevoli.
Particolari accorgimenti si rendono necessari solamente se si presentano,
come già accennato in precedenza, olive difettose (muffite, guastate
o con presenza di larve); allora si devono lavare le macchine prima
dell'introduzione di una nuova partita al fine di evitare che i residui
possano danneggiare il prodotto successivo.
Macchinario: un tempo
la separazione dell'olio dall'acqua di vegetazione avveniva per sfioramento;
cioè con un particolare cucchiaio (lecca o sfioro) si pescava
in superficie nella vasca di raccolta del mosto dopo che questo, lasciato
riposare per un certo periodo, faceva affiorare l'olio, più leggero
dell'acqua. Oggi si usano le centrifughe verticali, (dette separatori)
qualunque sia il sistema di estrazione, che consentono ottimi risultati,
sia per la velocità di separazione che per l'elevata affidabilità
del macchinario. Il principio è quello classico della separazione
per centrifugazione di un liquido composto da elementi a diverso speso
specifico: per effetto fisico i materiali più pesanti si dispongono
all'esterno ed i più leggeri all'interno. L'olio, che è
la sostanza più leggera fra i costituenti del mosto, viene ad
essere raccolto nel tubo interno, dopo essere passato da una serie di
coni che ne trattengono le impurità, e da questo avviato al recipiente
di raccolta. Anche per questa fase alcune raccomandazioni: la maggioranza
degli impianti dispone ormai di due separatori, uno dell'olio (che toglie
l'acqua residua) ed uno dell'acqua (che recupera l'olio che è
rimasto). L'attenzione maggiore va posta naturalmente a quello dell'olio:
e' bene usare possibilmente acqua di vegetazione per l'affioramento
finale dell'olio e per lo "sparo" di pulizia; usare invece
acqua chiara, possibilmente decalcarizzata e tiepida (25°~30°)
per la formazione del "sacco" di inizio partita. Per garantirsi
del buon funzionamento verificare di tanto in tanto se c'é presenza
d'acqua nell'olio (eccesso di schiuma o filetti nel getto) e di olio
nell'acqua (versare un po' di acqua del separatore in un piatto e controllare
dopo alcuni minuti); in presenza di disfunzioni fermare immediatamente
l'afflusso del liquido nella macchina e provvedere a pulire i coni di
separazione tramite lo "sparo" di scarico, se perdurano le
anomalie si dovrà provvedere al fermo macchina ed a un'accurata
pulizia sia dei cono di separazione che dei vari componenti mobili e
fissi del separatore.
Evoluzione: il separatore
centrifugo realizza in modo continuo la separazione del mosto in due
fasi liquide a diverso speso specifico e inoltre in presenza di sedimenti
solidi fa si' che quest'ultimi si depositino nella periferia dei coni
di centrifugazione; le ultime macchine prodotte si dispongono automaticamente
per l'espulsione dei residui solidi, provvedendo all'autopulizia dei
dischi lamellari di separazione. Si stanno inoltre studiando nuove macchine
idonee all'autoequilibramento del punto di separazione fra olio ed acqua;
infatti a seconda dello stato di sanità e di maturazione delle
olive varia leggermente il punto in cui il mosto si divide nelle due
fasi liquide, sembra che queste nuove macchine possano pescare automaticamente
sempre nella posizione più favorevole, diminuendo ulteriormente
le tracce di olio nell'acqua e quelle di acqua nell'olio.
Recipienti: fin dall'antichità
l'olio è stato conservato in recipienti di argilla (anfore, giare,
orci) che successivamente sono stati smaltati in un primo tempo a minio
(polvere di piombo) che fondeva in cottura fissandosi permanentemente
all'argilla, in seguito con idonee vernici alimentari a norma delle
attuali leggi; oggi accanto e sempre più spesso in sostituzione
di questi si ricorre a recipienti di acciaio inox. Qualunque sia il
recipiente questo deve avere idonei requisiti per la conservazione dell'olio,
deve essere facilmente pulibile con acqua calda e con idonei sgrassanti,
non deve in alcun modo conservare odori sgradevoli, non deve essere
trasparente alla luce, possibilmente deve avere un coperchio che isoli
il più possibile il prodotto dall'aria, e deve avere un fondo
inclinato con idonea valvola di fondo per l'espulsione dei residui solidi
che col tempo si sedimentano.
Cura: la pulizia
è il primo requisito per la conservazione di un qualunque prodotto
alimentare, se questo è olio l'igiene più scrupolosa diventa
indispensabile; l'olio ha la capacità di assorbire gli odori
dall'ambiente in cui è conservato, perciò occorre prestare
attenzione ad eventuali odori di muffe, rancido ed agli odori di combustibili
(benzina, gasolio e simili), che verrebbero immediatamente ad essere
trasferiti al prodotto. Inoltre, è noto che la luce come il calore,
è una formidabile nemica dell'olio, specialmente in presenza
di clorofilla (ottimo conservante naturale al buio, tremendo ossidante
alla luce). Infine la temperatura: svariate prove condotte in laboratorio
hanno dimostrato, contrariamente a quanto molti pensano, l'influenza
negativa delle basse temperature. Al di sotto di + 4° l'olio "gela"
e si addensa; questo fenomeno, che naturalmente può verificarsi
anche quando l'olio è confezionato in bottiglia, è guardato
con benevolenza e spesso viene mostrato a ragione come prova della genuinità
del prodotto. In realtà dopo la causa di questo addensamento
l'olio subisce un rapido degrado, si "addolcisce", perde parte
dei profumi e soprattutto gran parte del sapore "fruttato",
perdendo così gran parte della propria capacità di conservarsi
nel tempo.
Quindi riassumendo l'olio va conservato in recipienti idonei (acciaio
inox, altri contenitori vetrificati, etc.) lavati accuratamente, in
ambienti esenti da odori di qualsiasi tipo, al riparo dalla luce anche
indiretta, ad una temperatura che oscilla fra i 14 ed i 18 gradi centigradi.
Per una buona conservazione ,infine, l'olio se non filtrato, andrà
"cambiato", tolto cioè da sopra i propri sedimenti,
appena questi si addensano in fondo al recipiente, e tenuto possibilmente
sempre "a pulito".